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	<title>BeAnalistaFinanziario</title>
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		<title>Corporate governance, per Costamagna sindaci inutili nelle societa&#8217; quotate</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 09:07:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il collegio sindacale come organo presente nelle societa&#8217; quotate e&#8217; &#8220;inutile&#8221; e a volte &#8220;rallenta le decisioni del cda&#8221;. Cosi&#8217; Claudio Costamagna, presidente di CC &#38; Soci, durante il  convegno sulla corporate governance tenutosi oggi a piazza  affari. Costamagna ha sottolineato che &#8220;da noi si privilegia  la forma piuttosto che la sostanza&#8221; con una &#8220;proliferazione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><strong>Il collegio sindacale come organo presente nelle societa&#8217; quotate e&#8217; &#8220;inutile&#8221; e a volte &#8220;rallenta le decisioni del cda&#8221;. </strong></em></p>
<p>Cosi&#8217; Claudio Costamagna, presidente di CC &amp; Soci, durante il  convegno sulla corporate governance</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-823"></span></p>
<p style="text-align: justify">tenutosi oggi a piazza  affari. Costamagna ha sottolineato che &#8220;da noi si privilegia  la forma piuttosto che la sostanza&#8221; con una &#8220;proliferazione di organi di controllo&#8221;. Il banchiere ha sintetizzato la questione governance con due principi base: &#8220;accountability&#8221; e &#8220;responsabilita&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">[fonte sole24ore radiocor]</p>


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		<title>Trichet: non è giustificato accusare la zona euro su attività per il rilancio</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 09:07:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per Trichet non è giustificato accusare la zona euro di non fare abbastanza per il rilancio. Pari al 23% del Pil misure anticrisi europee. Il presidente della Bce, Trichet, ha chiesto la messa in atto rapida delle misure già adottate per uscire dalla crisi economica. In una intervista sul sito del WSJ, ha valutato al [...]


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<p style="text-align: justify"><em><strong>Per Trichet non è giustificato accusare la zona euro di non fare abbastanza per il rilancio.</strong></em> <strong><em>Pari al 23% del Pil misure anticrisi europee</em></strong>.</p>
<p>Il presidente della Bce, Trichet, ha chiesto la messa in atto rapida delle misure già adottate per uscire dalla crisi economica.<br />
In una intervista sul sito del WSJ, ha valutato al 23% del Pil le misure prese dai responsabili europei per sostenere il mercato finanziario ed ha assicurato che &#8220;sulle due sponde dell&#8217;Atlantico quello che è stato fatto corrisponde alla gravità della situazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-820"></span></p>
<p>Non sembra d&#8217;accordo con queste conclusioni il direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn. Riferisce l&#8217;agenzia Bloomberg che ha parlato di una situazione dell&#8217;economia mondiale &#8220;gravissima&#8221; e del rischio di una escalation della disoccupazione e di milioni di nuovi poveri nelle economie deboli che potrebbe sfociare in una recrudescenza di conflitti sociale. L&#8217;azione di politica monetaria ha raggiunto il limite, ha aggiunto Strauss-Kahn, sollecitando il rafforzamento delle misure di stimolo fiscale.</p>
<p>[fonte: repubblica.it]</p>


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		<title>L&#8217;anno nero delle Fondazioni, parla il presidente dell&#8217;Acri</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 09:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatti e Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Cassa Depositi e Prestiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Grosse perdite per le fondazioni italiane rispetto al 2007. Le fondazioni medie e piccole che hanno partecipazioni in società quotate sono quelle più esposte. Riportiamo l&#8217;indagine-intervista di Repubblica, che ha intervistato Giuseppe Guzzetti. «Se mi chiede se a questi prezzi conviene comprare azioni di Intesa San Paolo la mia risposta è sì, ma se mi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><strong>Grosse perdite per le fondazioni italiane rispetto al 2007. Le fondazioni medie e piccole che hanno partecipazioni in società quotate sono quelle più esposte.</strong></em></p>
<p>Riportiamo l&#8217;indagine-intervista di Repubblica, che ha intervistato Giuseppe Guzzetti.</p>
<p>«Se mi chiede se a questi prezzi conviene comprare azioni di Intesa San Paolo la mia risposta è sì, ma se mi chiede se la Fondazione Cariplo comprerà la mia risposta è no». Giuseppe Guzzetti, 75 anni, dal 1997 presidente della Fondazione Cariplo e dal 2000 dell’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni e le casse di risparmio, è uno di quegli uomini che un tempo si sarebbero definiti ‘tutti d’un pezzo’. Se possibile dialoga, ma se c’è da combattere lo fa, e in genere vince.Mi scusi presidente, ma se ritiene convenienti i titoli bancari perché non comprarne altri?</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-818"></span><br />
«Perché ci siamo dati delle regole. Nella Fondazione Cariplo la Commissione Centrale di Beneficenza (l’organo di indirizzo, ndr) ha fissato un tetto del 40 per cento agli investimenti diretti, e se prima c’era una certa flessibilità nella gestione del portafoglio, ora i paletti sono diventati rigidissimi. E la ragione è che per le Fondazioni è essenziale diversificare gli investimenti per ridurre i rischi. Negli Stati Uniti, dove questi paletti non ci sono, alcune fondazioni hanno perso anche il 75 per cento del loro patrimonio».<br />
E le fondazioni italiane, che alla fine del 2007 sedevano su 77 miliardi di euro a valori di mercato (49 a valori di bilancio), quanto hanno perso?<br />
«Non ho un quadro esatto, dipende dalla quota della partecipazione nelle società quotate sul totale dell’attivo. Sull’attivo della Fondazione Cariplo la partecipazione in Intesa San Paolo pesa per circa il 30 per cento, faccia lei i conti».<br />
Presto fatti: la capitalizzazione di Intesa San Paolo è passata da quasi 64 miliardi di euro alla fine del 2007 a 24 miliardi circa oggi, il 63 per cento in meno. La perdita di valore è di circa 40 miliardi di euro che per il 4,7 per cento posseduto da Fondazione Cariplo corrispondono a meno 1,9 miliardi circa, e per tutte e cinque le fondazioni azioniste (Cariplo, Compagnia di San Paolo, Firenze, Bologna e Padova e Rovigo, che complessivamente hanno il 22,8 per cento) a meno 9,1 miliardi. Naturalmente, così come la crescita di valore registrata negli ultimi anni, anche la perdita resta sulla carta poiché le partecipazioni delle fondazioni nelle banche sono di lungo periodo.<br />
Sul resto degli investimenti com’è andata?<br />
«A quello che mi risulta nessuna fondazione ha in portafoglio titoli illiquidi o derivati non legati a operazioni di copertura, quindi non c’è niente di ‘tossico’. Naturalmente chi ha investimenti in società quotate o in attività finanziarie soffre, come soffre tutto il mercato».<br />
Chi soffre di più?<br />
«Le fondazioni medie e piccole che hanno partecipazioni in società quotate. Le grandi hanno riserve e comunque, visto il livello delle erogazioni, possono limarle senza impatti travolgenti. Le piccole che hanno partecipazioni in casse di risparmio non quotate non hanno avuto per il momento contraccolpi, perché le piccole banche vanno bene e continuano a pagare i loro dividendi. Il problema è per le fondazioni medie ed eventualmente piccole che hanno investimenti in grandi banche quotate che non ricevendo quest’anno i dividendi possono dover ridurre drasticamente le erogazioni».<br />
C’è qualche meccanismo di solidarietà tra fondazioni che possa aiutarle a superare questa fase congiunturale difficile?<br />
«Ci stiamo pensando».<br />
In generale comunque anche per le grandi non è una passeggiata. Fondazione Cariplo, per fare un esempio che la riguarda da vicino, lo scorso anno ha ricevuto da Intesa San Paolo dividendi per 250 milioni e quest’anno non riceverà un euro. Come farete per le erogazioni?<br />
«Nel tempo abbiamo accantonato un fondo di 500 milioni proprio per questa evenienza e se sarà necessario attingeremo da lì. Naturalmente dipende da quanto durerà la crisi perché se è per un anno o due potremo reggere con erogazioni stabili, altrimenti dovremo rivedere il tutto».<br />
Per quest’anno quanto avete previsto?<br />
«Le erogazioni della Fondazione Cariplo saranno sostanzialmente in linea con i 210 milioni del 2008. E comunque appena avremo i dati a consuntivo verificheremo tutti i programmi per accertare concretamente se possono essere in linea con queste previsioni. In ogni caso i programmi pluriennali avranno la priorità e saranno finanziati, anche per le istituzioni che sosteniamo, dalla Scala al Piccolo Teatro, ci sono contratti triennali che saranno rispettati, ed è difficile immaginare che anche in futuro possano essere abbandonati: come si fa a lasciare la Scala?»<br />
E allora dove si taglia?<br />
«Abbiamo in bilancio delle poste che, se necessario, possono essere limate senza ridurre i bandi nei settori del sociale, ricerca, arte e cultura, ambiente».<br />
Gli anni scorsi le fondazioni hanno avuto sui loro investimenti una redditività media dell’8 per cento, grazie anche ai ricchi dividendi delle banche partecipate, sono numeri difficilmente replicabili in futuro.<br />
«Non ho la palla di vetro e non posso dire come andranno le cose tra due o tre anni. La redditività delle banche sarà probabilmente più bassa, anche se ci sono segnali, come il balzo degli utili di Banca Imi che fanno ben sperare, e anche la redditività degli investimenti finanziari potrebbe essere meno brillante, ma le nostre partecipazioni nei fondi di private equity ci stanno dando soddisfazioni e aiutano anche l’economia reale».<br />
Il nuovo fronte per gli investimenti qual è?<br />
«L’housing sociale, le infrastrutture, la ricerca. In questi settori fino a qualche tempo fa eravamo presenti solo attraverso erogazioni con appositi bandi. Poi abbiamo cominciato a investire patrimonio, il caso di scuola è l’housing sociale con il primo fondo creato a Milano per la costruzione di 800900 alloggi. Attraverso quella operazione volevamo verificare se il modello stava in piedi, e in effetti sta in piedi. La redditività è bassa, il 2 per cento oltre l’inflazione, ma quello è un tipo di investimento che non ha come obiettivo il massimo rendimento ma un intervento sociale che abbia la sua sostenibilità economica. Ora quel modello verrà replicato su scala nazionale con la Cassa Depositi e Prestiti. Per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione la situazione è simile, ci sono le erogazioni attraverso fondi che finanziano progetti per la ricerca di base insieme a università e altri centri senza fini di lucro e c’è l’investimento patrimoniale nel fondo TTVenture insieme ad altre sei fondazioni e alla Camera di Commercio di Milano per intervenire in spin off e start up aziendali».<br />
E le infrastrutture? Parteciperete direttamente alla Brebemi, alla Pedemontana o ad altri progetti?<br />
«No, abbiamo investito in F2i e nella Cassa Depositi e Prestiti, gli investimenti nelle infrastrutture passeranno da lì».<br />
Torniamo alle banche. In una intervista a questo giornale il presidente dell’Eni Roberto Poli ha detto che le banche italiane hanno retto meglio di altre alla crisi dei subprime per la più stretta vigilanza di via Nazionale e anche perché tra i loro azionisti ci sono le fondazioni, &#8220;che hanno una cultura del mercato ma non a qualsiasi costo&#8221;. Si riconosce in questa frase?<br />
«Il nostro ruolo nelle banche è stato di garantire al management una stabilità di medio termine e, da azionisti, abbiamo sempre spinto per comportamenti prudenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, se qualcosa di tossico c’è stato nei bilanci delle banche è perché lo hanno trovato nelle partecipate estere».<br />
Si dice anche che se negli anni scorsi le banche hanno distribuito dividendi troppo alti invece di accumulare patrimonio è perché questo chiedevano le fondazioni loro azioniste.<br />
«Non so chi lo dica, ma è una clamorosa bugia. Né i miei colleghi delle altre fondazioni né io abbiamo mai chiesto ai banchieri di darci più soldi. Erano i manager a fare i piani industriali e a stabilire quanto distribuire, non abbiamo mai esercitato pressioni, neanche quando c’era il patto di sindacato. E d’altra parte noi siamo soggetti non profit e quindi non abbiamo la necessità di esasperare i profitti, ci basta avere quanto è necessario per finanziare i nostri programmi di erogazioni filantropiche. Anzi le aggiungo che se c’è un argomento sul quale tra le fondazioni c’è sempre stato il massimo accordo è l’interesse comune a che la banca faccia bene il suo lavoro e sia ben patrimonializzata, perché per noi il vero problema è se arriva un aumento di capitale che ci diluisce o ci costringe a mettere mano al portafoglio, come qualcuno nei mesi scorsi ha dovuto fare».</p>


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		<title>Credit Agricole: utile 2008 -75%</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:53:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si e' attestato a 1,02 miliardi


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		<title>Confcommercio:consumi gennaio -4,6%</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:51:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E' 12/ma variazione negativa da gennaio 2008,rallentano prezzi


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		<title>Adidas:+16% utile e +5% ricavi 2008</title>
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		<description><![CDATA[Ma il 2009 sara' in calo


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		<title>France Telecom: utile 2008 -35%</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:35:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A 4,1 miliardi di euro, ricavi stabili (+1%) a 53,49 miliardi


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		<title>BORSA: CAPUANO, CROLLANO I TITOLI PERCHE&#8217; MANCA LA FIDUCIA</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:19:00 +0000</pubDate>
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